Camicia su Misura. Meglio artigiale o griffata?

È più che un vezzo. Nella resistenza alla globalizzazione selvaggia che tutto livella e omogenizza, per molti l’estremo baluardo della propria identità estetica rimane la camicia su misura. Non è solo questione di prezzi, ma di motivazioni profonde. Chi aspira all’esclusività di questo indumento ha davanti due strade: rivolgersi alla grande firma del prêt-à-porter convertita al made to order, oppure a una provetta camiciaia, una signora molto paziente, precisa e di immensa abilità, il cui indirizzo viene spesso tenuto segreto.

Camicie

Il consiglio? Ascoltare i suggerimenti degli esperti

Consapevoli che da parte degli intenditori c’è un deciso ritorno ai capi fatti apposta, i brand più importanti hanno adeguatamente valorizzato questo tipo di offerta: e oltre ai capispalla, il punto forte sono proprio le camicie. È il rito del ready to wear, ed è analogo per tutti. Prendiamo Kiton, ad esempio, vessillo della grande napoletanità sartoriale. In boutique vengono fatti provare diversi capi-campione secondo tre diverse vestibilità: ampia, fitting (ossia smilza, ben calzante) e regolare. Una volta individuato il modello, si passa alla personalizzazione. Per prima cosa, il tessuto: c’è solo l’imbarazzo della scelta fra centinaia di opzioni, un’infinità di colori e di disegni. Quindi, i dettagli: dal cannoncino al taschino, dai polsi al colletto. È qui che spesso il cliente vorrebbe sbizzarrirsi, ma è proprio qui che gli conviene, invece, ascoltare con umiltà i consigli dell’esperto: «Il colletto deve accordarsi alla persona: a volte per un capriccio si rischia l’effetto “impiccato” per chi non ha proprio un collo da giraffa» spiega il responsabile del negozio.

Tempi e costi di una camicia perfetta e con griffe

In sei settimane è pronta una camicia perfetta (da 400 euro) con manica lievemente arricciata, alla partenopea. Anche da Fabio Inghirami (www.inghirami.com), re della camiceria italiana, chi è perplesso nella scelta viene aiutato pazientemente a destreggiarsi fra circa 600 varianti di tessuti – dai cotoni, ai lini, alle sete – e un’infinità di dettagli per comporre la camicia del cuore (da 90 euro). La procedura è identica per tutti i brand: se da Armani si passa da due modelli (slim e comfort), quattro tipi di polsini, 13 di colletti (quattro formali, tre fashion, tre casual e tre per la sera), un centinaio di varianti nei tessuti e si attendono quattro settimane circa (da 345 euro), da Salvatore Ferragamo si hanno a disposizione due modelli, 200 tessuti, otto colli, quattro polsi e due tipi di bottoni, più o meno spessi, in madreperla di tre colori, con o senza logo inciso (tre-quattro settimane, da 350 euro). Da Ermenegildo Zegna la scelta si complica vieppiù: un centinaio di tessuti stagionali, che cambiano due volte all’anno, circa 200 continuativi che permettono di farsi camicie di lino leggero anche in inverno, una selezione di cotoni egiziani top, e anche quattro proposte di seta impalpabile, luminosa, fascinosa. Nei dettagli ci si sbizzarrisce: una trentina di colletti (dallo storico Paul, il più richiesto, al button-down con i bottoncini a scomparsa), una quantità di polsini (compreso quello da usare sia con bottone sia con gemello), una serie di taschini (anche con patella) e di iniziali da ricamare e di cui scegliere caratteri e posizione: sul taschino, sul polso, sul fondo camicia o al livello del secondo, del terzo o del quarto bottone (da 250 euro).

A ciascuno la sua. Su misura

È evidente, comunque, che l’autentica camicia su misura è quella tagliata e cucita a mano espressamente per ciascuno: come fanno a Milano Alessandro Siniscalchi (www.siniscalchicamiciesumisura.com), figlio di Vittorio, e a Roma Alberto Briccetti (www.briccetti.it), erede di una comprovata tradizione familiare, capofila di un savoir faire artigianale moltiplicato a dismisura negli innumerevoli piccoli laboratori in Italia. Un’arte bianca sopraffina, che inizia con il prendere accuratamente tutte le misure da cui saranno realizzati modello e telina. Poi, si può portare il proprio tessuto preferito (ma ogni camiciaio ne ha un’ottima selezione), disegnare il modello o il colletto ideale, decidere le rifiniture, i piccoli contrasti di colore nei fili e negli inserti, i bottoni e le cifre. Certo, occorrono buon gusto, personalità e grande sicurezza personale. Il più estroso? «Hassan II del Marocco» sussurra Siniscalchi. «Invece delle iniziali, esigeva la sigla con cui firmava i documenti ufficiali». Ricamata sul cuore.

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare l'esperienza dell'utente. Utilizzando il nostro sito l'utente acconsente alla ricezione dei cookie in conformità con la Normativa sui Cookie.