La camicia bianca. Una storia sempre di moda

di Ioulia Chafrai


“La camicia bianca è la pasta aglio e olio della moda. È l’espressione massima del volere e saper fare un oggetto molto puro. Io credo che tante collezioni oggi siano bianche perché c’è il rifiuto di tutto quello che la moda sta facendo. La camicia bianca è purezza mentale.”
Massimo Piombo

Elemento da sempre essenziale dell’abbigliamento maschile, la camicia è ormai un classico anche nel guardaroba femminile; e mentre per l’uomo il puro candore teme a volta la concorrenza di righe e azzurro, per la donna il bianco è invece un evergreen senza tempo, che non stanca mai.

Una lunga storia quella di un capo che, facendo la sua prima comparsa in un graffito preistorico dove la sua antenata tunica non era che un semplice pezzo di pelle con un buco in mezzo per farvi passare la testa, rimane nelle immagini fino alle prime testimonianze scritte, greche, ma assai più accurate quelle dei romani. È infatti nell’antica Roma che uomini e donne usano rispettivamente la subucula e la inducula, una prima tunica con maniche larghe a cui poi se ne sovrappongono altre a seconda delle stagioni.

Fin verso il Mille la struttura più di successo è stata essenzialmente quella a T, con le maniche tagliate in un solo pezzo con la camicia; la tunica era infatti un capo pratico, adatto alla vita di tutti i giorni, soprattutto per la vita degli uomini, impegnati nelle occupazioni militari. I crociati importano in seguito dall’Oriente il camis, in uso dai Persiani, con le maniche tagliate separatamente e poi cucite al corpo, struttura base che adottiamo ancora oggi. Fino al 1300 la camicia rimane pressoché invariata, rilegata a capo intimo per le classi più agiate e ad abbigliamento da lavoro per le popolari; dal 1300 comincia a fare capolino dalle maniche e dai corsetti, e il fondo della manica e lo scollo, allacciati da cordoncini o nastri di tessuto, si ornano di fregi e ricami. Le fogge cominciano a differenziarsi seguendo le mode, e così nel XIII e XIV secolo troviamo citazioni di camicie “francesche”, “ad modum francorum”, con maniche larghe “alla catalana” e così via. La principale differenza in quest’epoca tra camicie maschile e femminile è nella scollatura, più ampia, a seguire gli abiti, quella delle donne, e nella lunghezza, decisamente più corta per gli uomini, tanto da lasciare ben poco all’immaginazione in una seguitissima moda che al tempo proponeva camicie di lino, calze insufficientemente lunghe e l’ abbandono delle brache, il risultato della quale possiamo osservare in questa miniatura dell’ ofiziolo rappresentante il martirio di Santo Stefano e conservata alla Biblioteca nazionale di Parigi.

Nel 1500 fanno la loro comparse le collarette plissettate e poi le gorgiere, che a volte potevano assumere le dimensioni di una ruota di mulino, accessori così importanti da divenire presto a se stanti, accolti col massimo favore in tutta Europa. Da questo momento in poi la camicia diviene un capo sempre più importante e ornato e propone infinite variazioni sul tema: il pizzo barocco, i volants sui polsi, l’ampiezza variabile e la perdita d’ importanza , tra il XVII e XVIII secolo della cravatta per far spazio all’ onnipresente jabot: di pizzo, di seta arricciata, di mussola di lino pieghettata, perentoriamente bordato di trina. Ma è nel 1973 che la camicia bianca fa la sua prima apparizione pubblica, al Salone di Parigi, su tela la regina Maria Antonietta indossa un muslin dress ritratta da Madame Vigée-Lebrun.

Maria Antonietta ritratta da Madame Vigée-Lebrun.

È scandalo, come se oggi una first lady si facesse fotografare in biancheria intima, ma sdogana simbolicamente la camicia bianca per la donna che oggi rappresenta la quintessenza dello stile e dell’eleganza. In realtà in quegli anni siamo ancora ben lontani dall’uso che se ne fa a partire dai primi anni del Novecento e la grande rivoluzionaria è stata indubbiamente portata da Coco Chanel che sconvolge il mondo della moda dei corsetti proponendo uno stile maschile assai più confortevole che è lei stessa la prima ad indossare, ed a lei dobbiamo l’immagina tuttora quotidiana del pantalone morbido, camicia bianca e cardigan.




Coco Chanel, 1913

Da questo momento in poi la camicia bianca è un tripudio: Dior la propone nel secondo dopoguerra di organza bianca con gonna di raso nero, le dive degli anni Quaranta la elevano a mito: Marlene Dietrich con il suo smoking da sera, Ava Gardner nel film “l’ Incantesimo”, Lauren Bacall in “Key Largo “ed infine un’iconica Audrey Hepburn che gira per Roma in Vespa in “Vacanze Romane”, 1953, con le maniche della camicia arrotolate.

Siamo negli anni delle pin-up e la camicia è quindi indiscutibilmente sinonimo di femminilità, abbottonata mette in risalto la vita e sbottonata la scollatura, è spesso abbinata a gonne a vita alta o shorts che strizzano il punto vita, sottolineando ulteriormente le curve femminili, ed è bianca, candida, pulita. Tutto questo cambierà drasticamente a metà degli anni Sessanta, infatti in pieno tumulto sociale e con il femminismo nel pieno delle sue forze, viene sdoganato il look androgino, non esaltante le curve, su figure minute quali Twiggy ma soprattutto Patti Smith, fotografata da Robert Mapplethorpe per la copertina del suo primo album Horses, quasi una sfida all’ uomo, manifesto non troppo involontario del femminismo.

L’album ha un grandissimo successo, Patti Smith diventa un mito e la camicia bianca maschile quasi un’ossessione per tutti gli anni ‘70. Il 1980 è l’anno di Giorgio Armani, che del tailleur da donna farà il suo segno distintivo, in quel mix della “sottile fecondazione incrociata fra moda maschile e femminile” (Daily news, 1980) che ha conquistato il mercato mondiale e si afferma anche come designer di camicie bianche da donna di taglio maschile. Ormai sdoganata in ogni sua possibile variazione, raggiunge a mio parere l’ apice della poesia con le architetture di Gianfranco Ferrè, vero maestro nel tradurre l’ arte , sua grande passione, in teatrali costruzioni e variazioni di ogni forma e tessuto sulla camicia bianca, oggetto anche della sfilata commemorativa alla sua morte, 2007.

Gianfranco Ferrè

 Un esempio delle creazioni di Ferrè

Negli anni Novanta una nuova generazione di designer innalza la camicia bianca fra gli stendardi del minimalismo: cade il muro di Berlino e si dissolve l’Unione Sovietica, muore assassinato Gianni Versace, esplodono nuovi mercati; è la volta delle creazioni concettuali ed estremamente “ripulite “ di Martin Margiela , degli esperimenti oversize di Junya Watanabe e della scuola minimalista americana con Calvin Klein e Donna Karan; e ci pensa il più pulp dei registi, Quentin Tarantino, a rappresentare la rottura fra i tumulti della società, sempre più “pulp” contrastandoli con l’estrema linearità del look della sua eroina principale, Uma Thurman alias Mia Wallace, in semplice camicia bianca maschile e pantalone di gabardine nero , rappresentata fra una sniffata di cocaina e un’iniezione di adrenalina in pre-overdose e vestita quasi in divisa scolastica dei paesi ex comunisti mentre inneggia alla condivisione del silenzio.

Pulp Fiction

“Perchè sentiamo la necessità di chiaccherare di puttanate, per sentirci a nostro agio?” (Mia Wallace, Pulp Fiction, 1994)

Perché la camicia bianca oggi?

È diventato un capo must del guardaroba di ogni donna elegante ma anche un capo sportivo. La sua versatilità si giustifica nel fatto che assume una valenza diversa a seconda di chi la indossa; il bianco è un colore bivalente, significa ovviamente purezza, candore, rigore ma anche colore facile da sporcare, adatto a chi può permettersi molti abiti, attributo, in tempi non troppo lontani, di un’elite piuttosto ristretta; la foggia maschile è sinonimo di essenzialità eleganza intesa nel senso di non-vistosità, non-volgarità ed è una forma che, con qualche piccolo accorgimento, veste bene qualsiasi conformazione fisica.

Penso che la camicia bianca dia la sensazione della scelta, di un punto da cui partire e contemporaneamente di uno a cui arrivare, è leggera ed è disciplinata; è sinonimo di stile, che notoriamente è un concetto diverso da moda. La camicia bianca è quasi il rifiuto di tutto ciò che l’industria della moda sta oggi ossessivamente facendo; è, per dirla con le parole di Massimo Piombo, “purezza mentale”.

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