La camicia a righe e le iniziali: come abbinarla e quando portarla

Fabio Attanasio

Camicia a righe

Parlando di classici, il “bacchettato napoletano” rientra a pieno titolo nella categoria dei must da giorno. La classica fantasia a righe per camicie, che molti lettori avranno nell’armadio, un tempo era considerata sportiva e gli elegantoni si rifiutavano di indossarla per distinguersi da chi sceglieva codesta fantasia al solo fine di rendere meno visibili eventuali macchie sui propri indumenti. Le righe oggi sono ben accette anche al lavoro come ottima alternativa alla classica tinta unita azzurra o bianca. Se, però, la scelta di larghezza e colore dipende dai gusti, ci permettiamo in questa sede di dissuadere caldamente il lettore dall’acquisto di camicie con righe oblique, orizzontali con improbabili colletti a contrasto o, peggio, a forma di rombo.

Quanto alla larghezza delle righe, il mercato offre infinite scelte tutte più o meno valide, ma attenzione all’effetto sedia a sdraio: le righe non devono diventare fasce! Ogni camiciaio, come ogni gentleman, ha i suoi gusti.

Gennaro Santillo, ad esempio, titolare dell’omonima camiceria artigianale, presente in Calabria da tre generazioni, ritiene che il bastoncino più elegante sia quello di un centimetro, rigorosamente celeste e abbinabile con tutto, dal blazer sportivo alla giacca da abito. Come abbinare una camicia a righe? Premesso che non esistono regole assolute in materia e che le eccezioni sono sempre tante, stando alle pubblicazioni sull’eleganza maschile, sarebbe preferibile non abbinarla con cravatte regimental, per fare spazio alle tinte unite o altre fantasie.
Inoltre, sovente si è fatto riferimento al tema dell’equilibro: vestirsi è un linguaggio muto, una forma d’arte, se vogliamo, e così come il pittore sceglie le tonalità e le intensità dei suoi colori quando crea il suo quadro, così l’homo elegans sceglie con cura le sue variabili vestimentarie in modo da non eccedere mai nell’overdressed. Morale di ciò è che sarebbe esteticamente gradevole abbinare una camicia a righe con una giacca tinta unita o a quadretti, ma certamente non con una giacca da cricket che, con le sue larghe fasce, darebbe luogo a quel che con una felice sinestesia definiremmo “rumore visuale”.

E le iniziali? Un consiglio: sulla camicia a righe, rischiano di confondersi con la fantasia. Quei segni, nati nelle famiglie con prole numerosa per distinguere i capi di ciascun figlio, originariamente erano cuciti in basso, sul fondo della camicia coperto dai pantaloni. In tempi più recenti sono divenute, invece, un simbolo che alludeva all’origine artigianale dell’indumento, ma anche qui non sono mancati abusi e dubbie variazioni sul tema. La loro posizione sulla camicia ha smesso di sorprenderci già da un po’: quella ortodossa è all’altezza dell’ultima costola sinistra, ma molti non resistono alla tentazione di farle cucire sul colletto, sul bordo del polsino, sul cannoletto, per giungere finanche al deltoide, in caso si temesse di insinuare dubbi negli astanti circa la proprietà del capo che si sta indossando. Il risultato, in definitiva, è che un tempo le iniziali identificavano la camicia di qualità, poi la moda, nel suo classico movimento discendente, è giunta anche alle masse e oggi anche la camicia di quart’ordine sfoggia tronfia le sue belle iniziali.

E la camicia bianca? È obbligatoria per lo smoking, gli italiani la indossano preferibilmente di sera, mentre gli inglesi la mettono anche al lavoro. È un evergreen, è democratica, è versatile, è il must-have di ogni guardaroba maschile. Un tempo la camicia bianca era uno dei simboli della nobiltà, perché solo gli appartenenti a una classe sociale elevata potevano permettersi capi così puliti e cambiarli più volte al giorno. E sempre in un’epoca passata, collo e polsi erano addirittura removibili, per essere lavati separatamente. Volendo operare una generica ripartizione, il polsino può essere semplice, doppio o americano. Il primo presenta la variante con angoli smussati o retti, il secondo è più formale, da portare con i gemelli, mentre l’ultimo è una via di mezzo, con asole da entrambi i lati, pur senza essere doppio. Un consiglio per i connoisseur alla lettura: quando si indossa una camicia con polsini doppi, la giacca dovrà avere un fondo manica un po’ più largo, per consentire il movimento.

Camicia Bianca

Quanto ai colli, oltre all’italiano e al francese, degno di menzione è il botton down – con i bottoni – apparentemente inventato da Brooks Brothers e apprezzato da icone di stile, come l’Avvocato Agnelli, che era solito portarlo anche slacciato. Il club collar, invece, con le vele tonde, è il collo iconico dell’americano Ralph Lauren e sta tornando ultimamente in voga, suffragato anche da un timido richiamo agli anni 20’, in stile Gatsby. Leggendo qualche pubblicazione sull’eleganza maschile, si scoprirà, inoltre, che il colletto dovrebbe essere adeguato alla forma della testa. Un collo italiano – che tende verso il basso – non sarebbe indicato per un viso stretto e lungo così come un viso largo e in carne, per compensare, non dovrebbe optare per un collo francese, più aperto. Le tipologie di colli raggiungono l’ordine delle centinaia e redigere una lista in questa sede sarebbe inutile, ma di certo è importante ricordare che possono essere intelati o adesivati: il collo intelato è più pregiato perché richiede più ore di lavorazione manuale, mentre con l’adesivo le tempistiche si abbreviano. Attenzione, però, l’adesivo può essere morbido e comodo oppure rigido, rendendo il collo impusumato (in napoletano, imbalsamato), molto in voga negli anni passati. Infine, non ci si può esimere dal menzionare la divertente tendenza – tutta italiana – a sfoggiare colli così morbidi che, con curioso tempismo, si arricciano su se stessi, appoggiandosi sul bavero della giacca, così da prestarsi casualmente all’obiettivo del fotografo di turno.

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